Barrea: guida al borgo, al lago e alle migliori escursioni nei dintorni

Arroccata a 1066 m su uno sperone roccioso, Barrea è uno di quei borghi che sembrano nati per stupire: sotto le sue case addossate l’una all’altra si apre l’omonimo lago dalle acque tranquille, e tutt’intorno si alza un anfiteatro naturale di montagne tra le più scenografiche del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Il colpo d’occhio è immediato, ma è quando si entra nel paese che si capisce davvero la sua identità: un impianto medievale compatto, pensato per difendersi dalle incursioni, con vicoli stretti e muri, accessibili un tempo solo dalle due porte principali.

E-bike e natura in Abruzzo: sosta sul Lago di Barrea con vista sul centro storico del borgo. | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Ma Barrea non è soltanto bellezza e memoria: è anche una base perfetta per chi vuole esplorare il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise a passo lento, alternando passeggiate nei versanti boscosi a itinerari più aperti e luminosi, dove il paesaggio si fa essenziale e compaiono specie floristiche rare. 

In questa guida ti portiamo a scoprire cosa vedere a Barrea, come viverla al meglio in ogni stagione e quali sono le migliori escursioni nei dintorni: dai panorami sul lago ai sentieri che entrano nel cuore del Parco, tra natura selvaggia, silenzi e incontri possibili con la fauna simbolo dell’Appennino.

Dallo storico rifugio di Forca Resuni lo sguardo abbraccia la Valle Jannanghera, uno dei panorami più suggestivi dell’escursione guidata in Val di Rose. | © Marco Buonocore - Wildlife Adventures

La storia di Barrea

Un territorio prima del borgo: la Vallis Regia

Per conoscere davvero le origini di Barrea è utile allargare lo sguardo al territorio dell’Alta valle del Sangro, tradizionalmente identificato come Vallis Regia (tra Barrea, Villetta Barrea, Civitella Alfedena e i paesi vicini, grossomodo tra Barrea e Opi). Qui la presenza umana è attestata già in epoca preistorica e, dal primo millennio a.C., diventano più riconoscibili insediamenti e necropoli che raccontano la vita delle comunità italiche e sannitiche.

La preistoria: i primi frequentatori della valle

La Vallis Regia è stata periodicamente frequentata dall’uomo preistorico, come dimostrano i numerosi strumenti litici rinvenuti nel territorio e nelle zone limitrofe. Di particolare rilievo è la Grotta Graziani (nei pressi di Villetta Barrea), che ha restituito reperti risalenti al Paleolitico superiore. È verosimile che, nei periodi interglaciali, la valle venisse raggiunta da gruppi di cacciatori provenienti da quote più basse (Marsica, Valle Peligna e aree vicine), in cerca di grandi prede e di selce.

La presenza di popolazioni stanziali di agricoltori e allevatori, invece, non è documentata con chiarezza fino al primo millennio a.C., epoca alla quale risalgono le più antiche necropoli rinvenute nella zona.

Periodo italico e romano: necropoli, Sanniti e romanizzazione

Nella Vallis Regia sono state esplorate diverse necropoli risalenti a un periodo che va dal VII secolo a.C. al IV secolo a.C.. Le sepolture più antiche sono state rinvenute in località Colleciglio e, per tipologia e corredi, risultano affini (pur non identiche) a quelle scoperte in altri siti dell’Alto Sangro, come le necropoli di Alfedena e Val Fondillo: da qui l’espressione “cultura sangritana”.

Si tratta di comunità di allevatori e agricoltori con una forte connotazione guerriera, documentata dal rinvenimento di tombe con armi e dall’uso simbolico delle stesse a indicare il rango del defunto. In alcune tombe del IV–V secolo a.C. sono stati ritrovati oggetti tipici delle sepolture sannitiche, come un cinturone di bronzo associato a un vaso di tipo skyphos, elementi che confermano la presenza nella valle di popolazioni sannitiche appartenenti alla tribù dei Pentri.

Con la fine delle guerre sannitiche inizia la lenta romanizzazione del territorio: trasformazioni sociali, economiche e culturali che porteranno nel I secolo a.C. alla piena cittadinanza romana. In età imperiale, nella Vallis Regia si consolida un’economia basata sulla pastorizia transumante verso l’area dell’odierna Puglia settentrionale.

Il piccolo borgo di Barrea avvolto nella neve durante le festività del Capodanno | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Il Novecento: Parco, guerra, lago e ricostruzione

Tra le due guerre l’economia locale subisce un’ulteriore flessione e prende piede l’emigrazione interna, soprattutto verso la capitale, con un drastico calo della popolazione negli anni Venti. In questo periodo maturano anche due passaggi importanti: l’istituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo e la progettazione del lago, inizialmente non concessa dal governo centrale.

Nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale, Barrea si trova sul fronte della Linea Gustav. La popolazione viene sfollata e il paese subisce saccheggi e distruzioni; al rientro, nel giugno 1944, i barreani trovano il paese in rovina e in gran parte minato. Figura ricordata dalla comunità è Aldo Di Loreto, commemorato anche con un monumento.

Nel dopoguerra la ricostruzione viene avviata rapidamente, ma negli stessi anni inizia anche il cambiamento che trasforma per sempre il paesaggio della vallata: la creazione del bacino idroelettrico. L’invaso si completa nei primi anni Cinquanta e nel 1952 nasce il Lago di Barrea. La sua realizzazione ha un forte impatto sull’economia locale, comportando anche la perdita dei terreni più fertili e di alcuni impianti produttivi presenti nell’area invasa.

Nei decenni successivi le attività tradizionali legate ad agricoltura e allevamento diminuiscono gradualmente e si afferma la vocazione turistica. Il terremoto del 1984 rappresenta un’ulteriore battuta d’arresto: per anni il paese è vincolato ai lavori di riparazione e ricostruzione del centro storico, con effetti importanti anche sul tessuto sociale.

Origine del nome

Il nome è documentato come Barreiam (1150–1165) e richiama una base prelatina *barr- che potrebbe significare “burrone” o “dirupo”, con riscontri in alcuni nomi personali latini (Bar(r)ius, Barrus, Barronius). L’etimologia consueta rimanda invece al latino Vallis Regia (“valle del re”), forma attestata anche nel 1320.

Esperienze in canoa sul Lago di Barrea, tra montagne, boschi di salici e acque cristalline | © Umberto Esposito - Wildlife adventures

Il Lago di Barrea, un gioiello blu nella valle del Sangro

Nato come invaso artificiale, il Lago di Barrea si è integrato con sorprendente naturalezza nel paesaggio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Oggi è uno degli angoli più suggestivi dell’Alto Sangro: uno specchio d’acqua dove si riflettono boschi e montagne, diventato un punto di riferimento per passeggiate nella natura, attività all’aria aperta e momenti di quiete, soprattutto in primavera e in estate.

Un lago artificiale diventato hotspot di biodiversità

Pur essendo un bacino artificiale, il lago è riconosciuto come zona umida di importanza internazionale Ramsar. Le rive e i boschi ripariali (salici e pioppi bianchi) creano un mosaico di micro-habitat che, stagione dopo stagione, cambia volto e ospiti.

È un punto di riferimento per l’avifauna acquatica: durante migrazioni e svernamento si possono osservare specie come svasso maggioretuffettogermano realealzavolafischionemoriglione e folaga. Lungo le rive, invece, nidificano (o frequentano regolarmente) airone cenerinogallinella d’acquagermano reale e anche alcune coppie di tuffetto.

Oltre il lago: il “corridoio d’acqua” del Sangro

A rendere speciale Barrea è anche ciò che scorre appena accanto il centro fortificato, il fiume Sangro e le sue gole. Qui l’acqua torna a essere corrente, fresca e ossigenata: l’habitat ideale per alcune delle specie più affascinanti (e discrete) dei corsi d’acqua appenninici.

Nell’estate 2018, dopo oltre 40 anni dall’ultima segnalazione certa, è stata registrata una nuova presenza di lontra euroasiatica a monte della diga di Barrea. Questa novità ha spinto il Parco ad avviare un censimento sistematico nel 2019, affidato all’Università del Molise. Avvistarla resta raro: più spesso è il fiume a “parlare” per lei, con impronte e segni di presenza sulle rive più tranquille, soprattutto nelle ore di minor disturbo.

Per chi ama il birdwatching, il Sangro è una piccola palestra naturale: basta fermarsi in silenzio lungo un tratto di corrente e aspettare. Sui massi in mezzo all’acqua capita di notare il merlo acquaiolo, che frequenta i corsi puliti di montagna; poco più a valle, dove la corrente rallenta e i rami si abbassano verso l’acqua, può comparire il martin pescatore: un lampo azzurro rasente alla superficie che spesso si coglie soltanto di sfuggita.

Foto d’epoca in bianco e nero della Forra di Barrea e della foce del fiume Sangro prima della diga. | © Archivio Wildlife Adventures

Perché è nato il lago e come è stato creato

Il Lago di Barrea è un invaso artificiale realizzato nell’immediato dopoguerra per la produzione di energia idroelettrica: la valle è stata chiusa da una diga che sbarra il fiume Sangro in corrispondenza della Foce (o forra) di Barrea. Il cantiere si colloca tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta con lo sbarramento completato nel 1952. Oggi il lago misura circa 300 ettari di superficie, con una profondità massima attorno ai 35 metri; è lungo poco meno di 5 km e, nel punto più ampio, raggiunge alcune centinaia di metri di larghezza. La sua capacità è nell’ordine di circa 24 milioni di m³.

Veduta d’epoca della valle del Sangro a Barrea prima della costruzione della diga e della formazione del Lago di Barrea (Abruzzo). | © Archivio Wildlife Adventures

Prima dell’invaso: com’era la valle del Sangro

Prima che l’acqua occupasse la conca, qui si apriva una valle in buona parte coltivata. Il fondovalle era anche un importante zona di collegamento: a poca distanza dal fiume correva il Regio Tratturo Pescasseroli–Candela, una delle grandi vie della transumanza, che per secoli ha legato l’Appennino al Tavoliere delle Puglie.

In questo mosaico di campi, acque e attività rurali, alcuni luoghi oggi “scomparsi” raccontano bene il cambiamento. In località Baia, nel fondovalle, sorgevano infatti il convento e la Chiesa della Madonna delle Grazie, a lungo gestiti dai frati francescani. 

Nei decenni successivi, chiesa e convento andarono in rovina e, trovandosi sotto il livello del futuro invaso, furono destinati alla demolizione. La popolazione si oppose però alla perdita della chiesa: per questo la Madonna delle Grazie venne ricostruita nell’attuale posizione, all’interno dell’abitato di Barrea, riproponendo la struttura originaria e riutilizzando elementi storici come portale, altari e parte degli arredi sacri.

Un tour panoramico in ebike tra borghi e natura. Pedala senza fatica lungo un suggestivo percorso ad anello che abbraccia il Lago di Barrea, attraversando i caratteristici borghi di Civitella Alfedena, Barrea e Villetta Barrea.

  • Villetta BarreaVilletta Barrea
  • Distanza: 15 kmDistanza: 15 km
  • 3 Ore3 Ore
  • Dislivello: 200 mDislivello: 200 m
  • 4-12 persone4-12 persone
  • Difficoltà: FacileDifficoltà: Facile

Le acque cristalline del Lago di Barrea si estendono tra le maestose montagne del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. La canoa canadese diventa il mezzo perfetto per esplorare questo angolo incantato d'Italia, offrendoti un'esperienza intima e avvolgente.

  • Distanza: 5 kmDistanza: 5 km
  • 1.3 Ora1.3 Ora
  • Dislivello: 10 mDislivello: 10 m
  • 4-12 persone4-12 persone
  • Difficoltà: FacileDifficoltà: Facile

Barrea: cosa vedere nel centro storico

Il Castello di Barrea e le due torri

Il punto panoramico per eccellenza sul lago e sulla vallata è il Castello Monumentale, riconoscibile per la cinta muraria e per le sue due torri: una a pianta quadrata, più antica, e una a pianta circolare, aggiunta in epoca successiva per rafforzare la difesa e controllare gli accessi al borgo.

La fortezza, datata in genere tra XI e XII secolo, è legata alla storia feudale locale (Di Sangro e, in seguito, altri signori del territorio). Nei secoli ha subito danni e restauri: un intervento importante viene ricordato nell’Ottocento, mentre dopo l’Unità d’Italia il complesso passò in proprietà privata e, più recentemente, è stato recuperato per finalità culturali e turistiche.

La visita è già un piccolo viaggio nel tempo: si entra nel centro fortificato attraversando la Porta di Sopra e si sale tra vicoli e case addossate, nate anche come “mura” difensive. In cima, la torre regala una vista ampia sulla valle del Sangro e sulle montagne del Parco: al tramonto, con le luci che cambiano sul lago, l’effetto è davvero speciale.

L’Antiquarium della Civiltà Safina

Nel cuore del paese, l’Antiquarium racconta una storia molto più antica del borgo medievale: quella delle comunità italiche dell’Alto Sangro. L’esposizione raccoglie corredi funerari provenienti dalle necropoli locali, databili tra fine VII e VI secolo a.C. (in particolare dall’area di Colleciglio, spesso indicata anche come Colle Ciglio).

Il percorso è breve ma ricco di dettagli: tra oggetti d’uso quotidiano e ornamenti, si intuiscono rituali e credenze, e colpisce la cura riservata ad alcune sepolture infantili. Tra i reperti più curiosi si ricordano anche materiali che rimandano a contatti e scambi più ampi, come piccole perle o manufatti in vetro e ceramiche di tradizione “pregiata”.

Sala dei Pipistrelli

Poco prima di raggiungere il castello si incontra una sala dedicata ai pipistrelli: un centro divulgativo con pannelli, foto e audiovisivi che aiuta a conoscere questi mammiferi, utilissimi per l’ecosistema e spesso vittime di falsi miti.

Il dettaglio più bello è l’osservazione “in diretta”: grazie a videocamere installate in uno spazio attiguo si può seguire una colonia di circa 170 individui di rinolofo maggiore. La visita è particolarmente indicata nella bella stagione, quando l’attività della colonia è più evidente.

Zooristur racconta una scelta di vita: vivere tra le montagne d’Abruzzo, allevare capre con rispetto e produrre formaggi artigianali che sanno di natura, passione e semplicità. | © Wildlife Adventures

Zooristur: il progetto agropastorale di Italia e Pietro

Alle porte del borgo c’è anche un’idea contemporanea di montagna vissuta e coltivata: Zooristur (zootecnia, ricerca, sviluppo e turismo), il progetto di Italia e Pietro. Nato nel 2020, unisce recupero di terreni, allevamento e produzione casearia, con attività esperienziali legate alla vita d’azienda.

Il cuore del progetto sono i formaggi di capra, realizzati con latte prodotto in azienda: un’occasione perfetta per assaggiare sapori autentici del territorio e capire da vicino come tradizione e sostenibilità possano andare di pari passo.

Per chi vuole aggiungere un tassello ancora più “wild”, l’esperienza più evocativa è seguire il gregge al pascolo: un modo autentico per leggere il paesaggio, tra prati, boschi e racconti di convivenza con la fauna del Parco.

Adagiato ai piedi del Monte Iamiccio, del Monte Petroso e del Monte Altare, il Lago Vivo è una delle mete escursionistiche più affascinanti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise | © Marco Buonocore - Wildlife Adventures

Barrea: itinerari consigliati

Da Barrea al Lago Vivo attraverso la Valle dell'Inferno

Adagiato in una conca erbosa ai piedi di Monte IamiccioMonte Petroso e Monte Altare, il Lago Vivo è una delle escursioni più affascinanti da fare nei dintorni di Barrea, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. È un itinerario panoramico e “geologico”, perché attraversa ambienti modellati dal carsismo e dalle glaciazioni: doline, piccole cavità, rocce levigate e depositi morenici che raccontano, passo dopo passo, la storia dell’Appennino.

Il nome non è casuale: il Lago Vivo è un lago carsico stagionale. In genere si riempie soprattutto in primavera, con lo scioglimento delle nevi e le piogge, e poi tende a ridursi o scomparire quando l’acqua defluisce nel sottosuolo attraverso inghiottitoi e condotti sotterranei. Proprio per questo il periodo migliore per trovarlo “in forma” è la primavera (o l’inizio estate dopo annate nevose), quando l’acqua e i prati in quota creano uno scenario davvero speciale. Da Aprile a Giugno organizziamo escursioni guidate al Lago Vivo e nella Valle del Rio Torto per osservare la bellissima Grotta dello Schievo.

Da Barrea alle sorgenti della Valle Jannanghera

In un passato lontano, l’acqua era considerata sacra in molte culture e religioni: un bene prezioso, capace di dare forma al paesaggio e alla vita delle comunità. La sua forza purificatrice ha alimentato riti, cerimonie e leggende, e ancora oggi sentieri, cammini e antichi crocevia sembrano avvicinarsi alle sorgenti con un rispetto istintivo. Fonte Sambuco, la Sorgente delle Donne e la Sorgente Jannanghera non fanno eccezione.

Il percorso attraversa boschi freschi e tratti di valle dove l’acqua crea micro-habitat ricchi di vita: felci, muschi e fioriture di sottobosco accompagnano il cammino, mentre non è raro notare segni e tracce della fauna del Parco. Con un po’ di fortuna (e tanta discrezione) si possono osservare indizi della presenza di ungulati e, nelle aree più tranquille, anche quella dell’orso bruno marsicano — una presenza reale, ma raramente visibile.

Addentrandoci nella foresta, tra storia e natura, ci concediamo un gesto antico e semplice: mani a coppa, il volto che si avvicina, labbra appena schiuse. Un sorso che sa di bosco e di roccia. Semplicemente acqua.

Escursioni con guide locali

Con Wildlife Adventures organizziamo esperienze guidate tutto l’anno nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con Barrea come punto di partenza ideale per esplorare boschi e crinali panoramici. Dalle escursioni per famiglie alle uscite più impegnative, ti accompagniamo a scoprire il territorio con tempi giusti, lettura del paesaggio e attenzione alla sicurezza.

Puoi scegliere tra itinerari come il Lago Vivo, la magia dell'alba in quota, uscite in e-bike come l'anello del Lago di Barrea o in canoa canadese nel Lago di Barrea per vivere il Parco in modo dinamico. Le nostre guide lavorano con un approccio rispettoso: niente scorciatoie, solo natura osservata con discrezione e consapevolezza.

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