Orso bruno marsicano: guida completa su habitat, comportamento e conservazione

L’Orso bruno marsicano è una delle specie più rare e preziose dell’Appennino centrale. La sua popolazione, stimata in circa 50 individui, è concentrata principalmente nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e rappresenta un caso unico in Europa: una popolazione isolata da millenni, con una ridotta variabilità genetica e caratteristiche comportamentali distinte rispetto agli altri orsi bruni del continente.

Al crepuscolo una femmina di orso con il piccolo si sposta verso le radure: sono ore di maggiore attività e di movimenti silenziosi tra bosco e spazi aperti dell’Appennino. | © Umberto Esposito - Wildlife adventures

Classificazione

L’orso appenninico è un orso bruno a tutti gli effetti e viene denominato Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus Altobello, 1921). 

Sebbene non sia ufficialmente riconosciuto come sottospecie, il suo prolungato isolamento (circa 3.000–4.000 anni) ha determinato una significativa differenziazione genetica, morfologica e comportamentale.

Per questo motivo, la residua popolazione appenninica di orsi bruni è oggi considerata una unità evolutiva e conservazionistica distinta, di eccezionale valore biologico.

Stato e distribuzione

La popolazione è stimata in circa 50 individui, con un intervallo potenziale compreso tra 45 e 69 orsi, e presenta un bilancio demografico leggermente favorevole alle femmine. Si tratta di un’unica popolazione, caratterizzata da bassissima variabilità genetica, che per molti decenni non ha mostrato una reale ripresa numerica.

Per queste ragioni l’Orso bruno marsicano è classificato come In Pericolo Critico (CR) a livello nazionale e internazionale dalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). La specie è inoltre tutelata da direttive e leggi comunitarie e nazionali.

L’areale principale si sviluppa all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) che, includendo le aree contigue, copre una superficie di circa 1.300 km². Al di fuori di quest’area protetta si registra la presenza di individui erratici su un’area più ampia, di circa 5.000 km², che negli ultimi anni mostra segnali incoraggianti, soprattutto grazie alla presenza stabile di femmine con piccoli.

La maggior parte delle tane note di orso in Appennino sono localizzate in sistemi rocciosi all’interno delle faggete più remote e tranquille. | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Habitat

L’Orso bruno marsicano è fortemente legato agli ecosistemi forestali montani, in particolare faggete e querceti, dove svolge la maggior parte delle sue attività e trova rifugio durante le ore diurne. In Europa questo legame è anche il risultato di un marcato comportamento di evitamento delle aree antropizzate.

Per alimentarsi, gli orsi compiono frequenti spostamenti, soprattutto notturni, verso aree aperte di fondovalle, come pascoli e terreni incolti. I loro movimenti sono fortemente influenzati dalle variazioni stagionali e altitudinali delle risorse alimentari, motivo per cui le abitudini cambiano nel corso dell’anno.

Un infinito susseguirsi di foreste e crinali montuosi nel cuore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Aspetto e andatura

L’orso ha un aspetto massiccio e imponente. Il rapporto tra la dimensione delle ossa scapolari e la massa muscolare degli arti è unico tra i carnivori. Il peso di un maschio adulto può variare tra 60 e 200 kg, in base all’età, all’individuo e alla stagione; le femmine sono generalmente più leggere, con un peso compreso tra 60 e 150 kg.

La lunghezza del corpo raggiunge circa 150 cm nelle femmine e può superare i 180 cm nei maschi. L’altezza al garrese varia da 70 a 100 cm nei maschi, leggermente inferiore nelle femmine.

L’orso cammina con un’andatura dondolante e un passo ambio, spostando quasi simultaneamente gli arti dello stesso lato. È un plantigrado, cioè appoggia l’intera pianta del piede al suolo. Questo non gli consente la velocità di un lupo, ma può comunque raggiungere 40 km/h su brevi distanze. Grazie alla plantigradia, l’orso può anche ergersi su due zampe, postura che assume per curiosità o in situazioni di incertezza.

In un caldo pomeriggio di Agosto un orso si aggira nei pressi del limite superiore della faggeta | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Denti e cranio

Se un orso sorridesse, sarebbe un sorriso a 42 denti. La formula dentaria dell’orso è costituiti da Incisivi (3/3),Canini (1/1), Premolari (4/4) e Molari (2/3). I molari nel corso dell’evoluzione si sono trasformati rispetto a quelli di altri carnivori, per adattarsi ad una dieta più onnivora. Infatti, sono grandi e con molte cuspidi cosi da triturare e frantumare meglio erbe e frutti secchi.

Il cranio degli orsi è molto robusto e largo, soprattutto posteriormente e presenta un rostro largo e troncato, che conferisci loro un profilo molto più corto rispetto a quello di un lupo. Le mandibole sono robuste e in quella inferiore è presente un diastema, ovvero uno spazio che separa gli incisivi e i canini dagli altri denti, una caratteristica in comune agli erbivori, come ad esempio i cervi, che consente loro di avere una superficie più ampia per strappare l’erba.

Colorazione

La colorazione di un orso varia molto con l’età, il sesso e la luce. Il colore di base è il marrone, del resto sono orsi bruni, ma le sfumature possono essere molte e variare dal nero al biondo.

Zampe e unghie

Le impronte dell’orso sono inconfondibili per dimensioni, forma e per la presenza di cinque unghie. Le zampe presentano un ampio cuscinetto plantare ricoperto da epidermide ispessita: reniforme e largo nel piede anteriore (circa 15 cm), piriforme e allungato nel piede posteriore, che può raggiungere i 23 cm.

Le unghie sono robuste, ricurve, non retrattili e possono superare i 10 cm di lunghezza.

Coda

La coda dell’orso è molto corta e poco mobile, quindi non svolge una funzione comunicativa rilevante, a differenza di quella del lupo, ricca di segnali espressivi.

Umberto Esposito - Wildlife Adventures | ©   Gli alberi sono punti chiave per l’orso: servono a marcare, comunicare e orientarsi lungo percorsi e aree frequentate.

Occhi, orecchie e tanti nasi

Orecchie e occhi piccoli e naso lungo. Ecco cosa contraddistingue l’orso, L’olfatto dell’orso è oltre duemila volte superiore a quello dell’uomo, sebbene sia paragonabile a quello di altri carnivori.  Gli orsi hanno occhi molto piccoli rispetto alle dimensioni del cervello e sono praticamente miopi.

La vista è utilizzata dagli orsi in coordinazione con l’olfatto per individuare, ad esempio, le parti più appetibili di una pianta specifica. Ma con l’udito gli orsi sono anche in grado di localizzare piccole prede sotto terra.

Riproduzione e socialità

Gli orsi sono poligami, ovvero più maschi si accoppiano con più femmine e viceversa. Durante la stagione degli amori, che inizia tra aprile e maggio fino a fine luglio, è possibile vedere una femmina di orso seguita a fila indiana da più maschi che competono per lei, a volte a colpi di canini e zampate.

Il corteggiamento è molto lungo e può durare anche 20 giorni, durante i quali i maschi a stento mangiano per non perderla di vista. Una volta avvenuto l’accoppiamento, lo sviluppo del feto si arresta a poche cellule, e l’embrione rimane fluttuante e dormiente nell’utero della madre. La femmina puà entrare in estro più volte in una stagione, e quindi i suoi cuccioli possono avere padri diversi.

Lo sviluppo del feto riprende soltanto quando la femmina entra in tana, tra novembre e dicembre, e se ha raggiunto un peso ottimale. Le femmine partoriscono la prima volta non prima di 4-8 anni di età, le cucciolate in media non hanno quasi mai più di 2-3 cuccioli e l'intervallo tra parti successivi è compreso fra 3 e 5 anni. 

I piccoli rimangono con la madre fino a circa 1,5 anni, quando vengono allontanati dalla madre, in primavera, spesso per colpa di un maschio. La mortalità dei cuccioli al primo anno di vita è molto alta, in genere non più della metà dei cuccioli sopravvive. Tra le cause c’è anche l’infanticidio operato da maschi adulti impazienti di aspettare 3-5 anni. Una femmina, infatti, una volta persi i piccoli può entrae subito in estro.

Una bellissima famiglia di orsi marsicani avvistati durante il bearwatching in Abruzzo | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Regime alimentare

Gli orsi sono onnivori, ovvero hanno una dieta varia, ricca di vegetali, frutta e proteine di origine animali.  E’ una conquista dell’evoluzione avvenuta milioni di anni fa. Più scelta e più occasioni per mangiare. In Appennino, più del 60% delle dieta si basa su frutta polposa (pere, mele, e molte bacche) e secca (ghiande e faggiole), il 25% piante erbacee e formiche e l’8% di ungulati selvatici e domestici (cervi, caprioli, cinghiali, ovini e bovini).Tuttavia, per sopravvivere durante l’inverno, quando i vegetali sono assenti, l’orso ha dovuto adottare una strategia, entrare in ibernazione fino in primavera. Gli orsi durante l’inverno non mangiano, non bevono e il loro metabolisimo rallenta di oltre la metà.

La dieta degli orsi varia nelle stagioni in base alla disponibilità di cibo stagionale e alle esigenze nutrizionali degli individui. La fame degli orsi aumenta nei mesi e raggiunge il massimo in estate e in autunno quando ci sono più cibi e soprattutto frutta! Ogni bisogno al momento giusto! Gli orsi del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise consumano soprattutto cibi naturali, ovvero non è stata documentata una marcata dipendenza da cibi di origine antropica. Tuttavia gli orsi si cibano anche di animali domestici e frutti di piante coltivate (per esempio prugne, susine, ciliegie, amarene, mele, pere), fenomeno favorito dalla sovrapposizione fra i territori degli orsi e le zone coltivate e le aree di pascolo. In tutta l’area del Parco, compresa l’Area contigua, il numero di casi di danni alle colture è in genere di poche decine l’anno (principalmente danni a peri, meli e ciliegi), mentre i danni alla zootecnia sono, in media, un po più del doppio, con prevalenza di pecore, puledri, vitelli, animali da cortile e alle arnie

L'orso predatore?

Gli orsi marsicani possono consumare carne in tutte le stagioni principalmente ungulati selvatici (cervi, caprioli e cinghiali) e domestici (mucche, pecore, capre e cavalli). In Appennino gli orsi sono necrofaci per natura e predatori se c’è l’opportunità, ovvero nel caso di animali giovani, denutriti o animali domestici di piccole e medie dimensioni che non hanno sistemi di difesa.

Dal 2006 ad oggi, tecnici e ricercatori contano le femmine con i piccoli nel PNALM utilizzando diverse tecniche, dalle osservazioni dirette al monitoraggio a distanza. | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Minacce e criticità

L’orso è un animale particorlamente vulnerabile, perché ha molte esigenze: ampi territori ricchi di cibo e poco disturbati e zone tranquille e protette dove trascorrere al sicuro l’inverno. In più si riproduce molto lentamente, pertanto non riesce a sostenere livelli eccessivi di mortalità. In Appennino da 2-3 orsi muoiono ogni anno per varie cause, la maggiore parte ricnoducibili direttamente o indirettamente all’uomo. Tra le priorità di intervento ci sono tutte le azioni mirate a minimizzare i conflitti con l’uomo e previste anche dal PATOM (Piano d'Azione per la Tutela dell'Orso Marsicano), tra cui: 

  • gestione delle attività antropiche in aree sensibili;
  • riduzione dei rischi legati al traffico veicolare;
  • prevenzione delle malattie trasmesse dal bestiame;
  • gestione dei cani e del randagismo;
  • prevenzione dei danni a colture e allevamenti;
  • riduzione delle fonti alimentari artificiali per evitare l’insorgere di orsi confidenti.

Affidabilità, passione e rispetto per la natura: questi sono i cardini che guidano il nostro lavoro. Scopri il nostro approccio alle escursioni guidate.

Dove vedere l’Orso bruno marsicano in Italia?

L’Orso bruno marsicano vive nell’Appennino centrale, soprattutto nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e nelle aree contigue. Non è presente nelle aree faunistiche (dove al momento si trovano soltanto orsi bruni europei): per provare a osservarlo serve muoversi in natura, preferibilmente con una guida locale seguendo un approccio corretto e non invasivo.

Se vuoi aumentare le probabilità in modo etico e sicuro, scopri il nostro Bearwatching in Abruzzo con guide locali.

Dove hai le migliori possibilità

  • Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: cuore dell’areale specialmente con le escursioni guidate dedicate all'Orso marsicano.
  • Aree contigue: Parco Nazionale della Majella, Riserva Naturale Monte Genzana – Alto Gizio, Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini.

Quando è più probabile vederlo

Gli orsi sono più attivi all’alba e al tramonto. Per questo le uscite migliori sono quelle in fasce orarie mirate e in luoghi dove l’osservazione è possibile minimizzando il disturbo.

Perché farlo con una guida locale

Una guida esperta:

  • sceglie zone e orari in base a stagione e condizioni,
  • conosce sentieri e punti di osservazione,
  • riduce il rischio di “uscite a vuoto” e soprattutto garantisce sicurezza e rispetto della fauna.

Per un’esperienza strutturata in più giorni e per aumentare le possibilità, guarda anche Italy's Big Five un viaggio alla scoperta delle specie iconiche dell'Appennino Centrale.

Escursione guidata in Abruzzo per l'osservazione dell'orso bruno marsicano nel suo ambiente naturale  | © Bruno D'Amicis - Wildlife Adventures

Escursioni con guide locali per conoscere l'Orso bruno marsicano

Wildlife Adventures è il punto di riferimento per i viaggi e wildlife watching in Abruzzo. Le nostre guide conoscono i boschi, i sentieri e i segni più discreti lasciati dagli Orsi bruni marsicani. Non disturbiamo mai gli animali e non utilizziamo richiami o alimentazione: ci muoviamo silenziosamente e lasciamo che la natura si mostri da sé.

Molti dei nostri ospiti raccontano che vedere un Orso bruno marsicano in libertà durante il bearwatching in Abruzzo è stata l’esperienza più emozionante del loro viaggio in Abruzzo, un incontro unico con uno dei simboli più rari e straordinari della natura appenninica.

Per saperne di più

Per approfondire la conoscenza dell’Orso bruno marsicano, delle attività di ricerca e delle azioni di conservazione dedicate a questa specie straordinaria, ti invitiamo a visitare il portale www.orsoeformica.it, un punto di riferimento scientifico e divulgativo interamente dedicato all’orso appenninico realizzato da Umberto Esposito (fondatore di Wildlife Adventures), Elisabetta Tosoni e Bruno D’Amicis, impegnati da anni nella divulgazione e nella conservazione dell’Orso bruno marsicano e della fauna appenninica. 

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