Il lupo appenninico: un lupo tra i lupi

Tra gli anni ’70 e ’90 del secolo scorso i primi ricercatori tentarono di censire e descrivere la popolazione di lupo in Italia. Da allora sono cambiate molte cose: per i lupi, protagonisti di una ripresa demografica allora insperata, e anche per chi li studia, che oggi può contare su informazioni più complete e su una visione più ampia.

All’epoca, nei rifugi appenninici, i comportamenti della specie risultavano calibrati su un ambiente fortemente impoverito, soprattutto per la scarsa disponibilità di prede selvatiche. Ne emergeva un lupo spesso costretto a vivere a stretto contatto con le attività umane, sfruttandone le risorse per alimentarsi grazie a risorse di origine antropica e zootecnica. Oggi, invece, il lupo appenninico mostra abitudini e capacità ecologiche pienamente sovrapponibili a quelle osservate in altri grandi ecosistemi.

Scheda sintetica

Nome scientifico
Canis lupus (in Italia spesso indicato come Canis lupus italicus)
Dove vive
Appennino e Alpi; presente in gran parte degli habitat idonei della Penisola e dell’arco alpino
Popolazione stimata
~3.300 individui in Italia (stima nazionale 2020/2021)
Stato di conservazione
VU – Vulnerabile (Lista Rossa IUCN Italia, pubblicazione 2013)
Longevità in natura
Fino a ~13 anni; spesso 5–6 anni
Territorio (home range)
Indicativamente 70–200 km²; può arrivare fino a ~400 km² in Italia 
Riproduzione
Accoppiamenti in genere tra gennaio–febbraio; gestazione 60–67 giorni; nascite tra fine aprile e inizio maggio; in Italia mediamente 3–4 cuccioli
Dimensione del branco
Spesso 2–8 individui (gruppo familiare)
Comunicazione
Ululati, posture e marcature odorose; l’ululato può essere udibile anche a ~10 km in buone condizioni

Dati indicativi – Aggiornamento: Gennaio 2026 – Fonti: ISPRA (monitoraggio nazionale 2020/21) / IUCN Italia / Provincia Autonoma di Trento / fonti regionali

  Nella nebbia del mattino il lupo appare e scompare: più che un avvistamento, un frammento di mondo selvatico. | © Bruno D'Amicis - Wildlife Adventures

Cassificazione

Il lupo appartiene all’ordine dei Carnivori, famiglia dei Canidi, genere Canis. È un’unica specie, Canis lupus, descritta da Linneo nel 1758. Il lupo presente in Italia faceva parte, in origine, di una popolazione vastissima che occupava gran parte dell’Europa e le immense foreste russe.

Nel Novecento, la popolazione residuale appenninica ha rappresentato — insieme al nucleo della Penisola Iberica — una delle ultime “riserve” di lupi dell’Europa occidentale. La persecuzione e la contrazione dell’areale portarono a un isolamento marcato, culminato negli anni ’70, quando rimanevano allo stato selvatico solo poche decine di esemplari.

La denominazione Canis lupus italicus fu proposta dallo zoologo Giuseppe Altobello nel 1921, sulla base di misurazioni e caratteristiche morfologiche ritenute allora sufficienti a distinguere la popolazione italiana come sottospecie.

Con la ricolonizzazione delle Alpi e il ripristino del contatto con popolazioni contigue, i lupi di origine appenninica stanno contribuendo alla ricostituzione dei flussi tra popolazioni (scambi di individui favoriti dalla dispersione) nel continente europeo.

  Un’ombra tra erba e pietra: il lupo è spesso questo—un attimo, un dettaglio, poi di nuovo il mistero. | © Bruno D'Amicis - Wildlife Adventures

L’andatura è spesso il primo tratto che rende il lupo inconfondibile. Al passo abituale — il trotto — si muove senza apparente fatica: il corpo sembra scorrere in linea retta, trasportato da un movimento sciolto ed elegante delle zampe.

La coda non viene mai tenuta arricciata verso l’alto come in molti cani. Durante gli spostamenti appare penzoloni e “spenta”; al contrario, nella comunicazione degli stati d’animo si anima e diventa uno degli strumenti più eloquenti del linguaggio lupesco.

Anche in un avvistamento di pochi secondi possono colpire lo sviluppo del collo e della muscolatura dell’avantreno e, soprattutto d’estate, la robustezza della testa, che può apparire quasi sproporzionata rispetto al resto del corpo.

Colorazione

La colorazione generale del mantello è grigio-fulva: la componente fulva tende a prevalere in estate, mentre le tonalità grigie risultano più evidenti nel mantello invernale e nei giovani. Le parti più chiare interessano la regione ventrale, l’interno degli arti e la parte inferiore del muso (mascherina facciale chiara).

Spiccano la colorazione rossiccia delle orecchie e della parte posteriore della testa e la presenza di una banda scura allungata sulle zampe anteriori, spesso considerata tipica dei lupi di provenienza appenninica.

Wolf Tracking Lupi Tracce Abruzzo

Più da vicino: un predatore votato al risparmio energetico

Occhi

Spesso color giallo-ambra, mettono in risalto lo sguardo, incorniciato dal contorno occhi scuro che amplifica la comunicazione visiva. Lo “sguardo” è un regolatore potente dei rapporti sociali: in molti casi basta a disinnescare tensioni senza arrivare a scontri diretti.

Orecchie

Rossicce, allungate e mai flosce, arrotondate all’apice e spesso orlate di nero: contribuiscono alla comunicazione e all’ascolto costante dell’ambiente. Anche quando sembra rilassato, un lupo continua a intercettare i suoni provenienti dall’esterno.

Zampe

I cuscinetti plantari scuri e resistenti garantiscono aderenza e controllo su terreni difficili. La postura degli arti favorisce un’andatura lineare, spesso con le posteriori che “centrano” le impronte delle anteriori, riducendo lo spreco energetico soprattutto su neve.

Dentatura

I canini sono “pugnali” evidenti, ma i denti ferini (quarto premolare superiore e primo molare inferiore) formano una cesoia in grado di spezzare ossa e lacerare tessuti duri, anche su carcasse irrigidite dal gelo.

  Impronte sulla neve: un indizio prezioso per ricostruire movimenti, direzione e “ritmo” del lupo. | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Una vita in famiglia (uomo permettendo)

In territori ricchi di prede, il branco tende a strutturarsi attorno alla coppia riproduttiva e ai cuccioli dell’anno. Una parte dei giovani, una volta adulta, si disperde; altri possono rimanere a lungo, rafforzando la capacità di predare grandi ungulati, difendere le carcasse e contribuire alle cure parentali.

Quando l’uomo — direttamente o indirettamente — elimina membri del branco, l’assetto familiare può spezzarsi: seguono fasi di sbandamento e, talvolta, l’allontanamento di alcuni individui dal territorio natale.

Escursioni guidate e wildlife watching in Abruzzo. Esemplari di cervo al tramonto nella neve | © Bruno D'Amicis - Wildlife Adventures

Alla corte del lupo: scrocconi, ladri e qualche aiutante

Le carcasse abbattute dai lupi diventano risorse per molte specie opportuniste, che possono riuscire a sottrarre una parte del pasto in base alla tolleranza dei “proprietari”: grifoni, corvi, cornacchie, gazze, aquile reali e volpi, solo per citarne alcune.

L’unico in grado di scacciare un branco dal banchetto è l’orso bruno marsicano, che può approfittare di queste situazioni grazie al potenziale rischio che rappresenta nel confronto diretto.

In alcune aree, come osservato anche altrove, è plausibile una “collaborazione” tra lupi e corvi imperiali: i corvi, sperando di banchettare, possono attirare l’attenzione dei lupi verso prede vulnerabili con voli insistiti e vocalizzazioni ripetute.

In alcune situazioni i corvi potrebbero contribuire all’individuazione delle prede, richiamando i lupi con voli ripetuti e vocalizzazioni. | © Bruno D'Amicis - Wildlife Adventures

A tavola col Lupo Appenninico

Sull’Appennino la preda più frequente del lupo è il cinghiale (Sus scrofa), spesso facile da intercettare perché si sposta in gruppi numerosi (e rumorosi!), con al seguito molti piccoli ed esemplari giovani: proprio questi, relativamente più vulnerabili, possono essere “sottratti” anche da lupi in caccia solitaria.

Nel territorio del PNALM un’altra risorsa importante è costituita dal cervo (Cervus elaphus), la cui predazione — soprattutto su maschi adulti — può richiedere la cooperazione di più elementi del branco, a conferma di quanto la dimensione familiare e l’organizzazione sociale incidano sulle possibilità alimentari del lupo.

Capriolo (Capreolus capreolus) e lepre (Lepus spp.) sono probabilmente altre due portate essenziali; ma la dieta del lupo è, per natura, opportunista: dai piccoli roditori (topolini, arvicole) ai grandi erbivori, passando occasionalmente per bestiame domestico e cani vaganti, nessun quadrupede è completamente al sicuro quando i lupi sono in cerca del prossimo pasto.

In questo quadro è interessante la predazione, osservata in più aree italiane, sulla nutria (Myocastor coypus), specie alloctona con impatti negativi sugli ecosistemi ripariali e che, almeno localmente, il lupo potrebbe contribuire a ridimensionare.

  In Appennino il cinghiale è spesso la preda più frequente del lupo. | © Umberto Esposito - Wildlife Adventures

Il “lupo pastore”?

La grande disponibilità di prede selvatiche ha di fatto spodestato il Lupo Appenninico dalla scomoda posizione di “flagello delle greggi”. Del resto, fino a qualche decennio fa, in un’Italia dove gli ungulati selvatici erano quasi scomparsi, i lupi hanno cercato di sopravvivere al meglio perfezionando l’arte dell’irruzione negli stazzi e della razzia delle pecore.

Sulla base di testimonianze dei secoli passati, è plausibile che alcuni branchi seguissero come “migratori” la grande transumanza, accompagnando le greggi tra Abruzzo, Puglie e/o altre sedi di svernamento.

Oggi in Abruzzo la pastorizia è fortemente ridimensionata; tuttavia il lupo può talvolta mostrare di “non aver perso il vizio”. In questi casi diventa fondamentale mettere in atto i sistemi di protezione tradizionali e più efficaci: tra tutti, la presenza di agguerrite mute di cani da pastore abruzzese, deterrenti e difensori attivi delle greggi da tempi immemori.

D’altro canto, si sta facendo strada una teoria non del tutto campata per aria: la presenza di un branco ben radicato e stabilmente insediato in un territorio — quindi necessariamente orientato alla predazione sugli ungulati selvatici — potrebbe esercitare indirettamente un’azione deterrente verso altri predatori (come i cani rinselvatichiti), potenzialmente più dannosi per le greggi perché inefficienti nella caccia ai selvatici.

Certo, da spauracchio di pastori e pecore a beniamino delle greggi il passo è forse troppo lungo. Ma è altrettanto vero che i lupi — e soprattutto il Lupo Appenninico — ci hanno ormai abituati a grandi e inattesi, talvolta insperati, colpi di scena.

Bruno D'Amicis - Wildlife Adventures | ©   Dalla transumanza di un tempo alla pastorizia di oggi: prevenzione e cani da guardiania restano strumenti chiave per la convivenza con il lupo.

Minacce e criticità

Il lupo appenninico è un grande carnivoro altamente adattabile, ma resta vulnerabile perché vive in un paesaggio intensamente utilizzato dall’uomo. La sua sopravvivenza dipende dalla disponibilità di prede selvatiche, dalla continuità degli habitat e, soprattutto, dalla possibilità di convivere con le attività umane (allevamento, viabilità, presenza di cani, disturbo).

Le principali criticità sono legate direttamente o indirettamente all’uomo: mortalità illegale, incidenti stradali, conflitti con la zootecnia, frammentazione e disturbo, oltre al rischio di ibridazione con cani vaganti e alla trasmissione di malattie. Per questo le priorità di intervento puntano a ridurre le cause di mortalità e i conflitti, aumentando al tempo stesso informazione e accettazione sociale.

Tra le priorità di intervento:

  • Contrasto a bracconaggio e avvelenamenti (controlli, prevenzione, sensibilizzazione).
  • Gestione dei cani e del randagismo (prevenzione ibridazione, controllo cani vaganti, corretta detenzione).
  • Prevenzione dei danni agli allevamenti (cani da guardiania, recinzioni, custodia attiva, ricoveri notturni).
  • Gestione corretta di carcasse e scarti per evitare attrazione di carnivori e opportunisti vicino ai centri abitati.
  • Monitoraggio e informazione (raccolta dati, segnalazioni, educazione alla convivenza).
  Nel silenzio del crepuscolo, l’ululato del lupo diventa racconto: capire, informare e sensibilizzare è il primo passo per convivere. | © Bruno D'Amicis - Wildlife Adventures

Dove vedere il lupo appenninico in Italia?

Il lupo è un animale elusivo: vederlo non è impossibile, ma resta raro e spesso avviene per pochi secondi. Più che “cercarlo”, l’approccio migliore è imparare a leggere il territorio e i segni di presenza (impronte, fatte, marcature, ululati, predazioni).

In Italia le aree più favorevoli sono grandi territori continui e ricchi di fauna selvatica, soprattutto in contesti protetti. In Appennino Centrale, un punto di riferimento è l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e le aree contigue, insieme ad altre grandi aree protette appenniniche.

Escursioni con guide locali

Con Wildlife Adventures organizziamo da anni escursioni di wildlife watching in Abruzzo e Appennino. Le nostre guide conoscono i sentieri, i comportamenti della fauna e i segni più discreti lasciati dai grandi carnivori. Non disturbiamo mai gli animali e non utilizziamo richiami o alimentazione: ci muoviamo in modo rispettoso e lasciamo che la natura si mostri da sé.

Per il lupo, l’esperienza è spesso fatta di ascolto, tracce e lettura del paesaggio: anche quando l’avvistamento non avviene, comprendere come e dove vive un predatore così intelligente e schivo può essere una delle parti più emozionanti del viaggio.

Musei, centri visita e luoghi per approfondire

Diversi centri visita in Italia offrono pannelli, sale didattiche, percorsi tematici e materiale aggiornato su lupo, prede e convivenza. Associazioni come Io non ho paura del Lupo organizzano inoltre iniziative di divulgazione: serate a tema, incontri con operatori del territorio, progetti con allevatori e dimostrazioni sui sistemi di prevenzione.

Per chi vuole conoscere meglio il lupo e la convivenza con le attività umane, oltre alle escursioni in natura, vale la pena visitare alcuni centri dedicati alla divulgazione e all’educazione ambientale.

  • Centro Visita del Lupo – Civitella Alfedena (AQ)
    Nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: un punto di riferimento per scoprire biologia, comportamento, segni di presenza e storia della conservazione del lupo in Appennino.
  • Centro Faunistico “Uomini e Lupi” – Entracque (CN)
    Nel Parco delle Alpi Marittime: un percorso dedicato al ritorno del lupo sulle Alpi e, soprattutto, al tema della convivenza (pastorizia, prevenzione dei danni, ruolo dei cani da guardiania).

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