Quando si è circondati da un paesaggio di cui le foreste sono protagoniste assolute, il susseguirsi delle stagioni permette di cogliere diverse sfumature di bellezza. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), il continuo mutare dei colori e dell’aspetto degli alberi crea infatti paesaggi sempre diversi, restituendo un quadro mai uguale a sé stesso. È proprio il cambiamento delle luci che, con dolcezza ma inevitabilmente, annuncia quando l’estate sta per lasciare spazio all’autunno.
Nel PNALM il bosco accarezza quasi ovunque, dall'alto delle cime come in direzione delle piane di fondovalle, i limiti e le geometrie del paesaggio. Il nostro sguardo non riesce a raggiungere ogni angolo ombroso della foresta, né a esplorare tutte le pieghe delle catene montuose. Qui l’autunno arriva portando con sé i bramiti dei cervi maschi, le scorpacciate frenetiche degli orsi bruni marsicani e, soprattutto, la luce dorata dei cieli di ottobre. Le foglie si tingono di colori caldi e sfumature suggestive, e per poche settimane la natura offre uno spettacolo straordinario, prima che gli alberi entrino nel riposo vegetativo, preparandosi con eleganza all’inverno.
Ma vediamo insieme, qui di seguito, cinque diverse proposte che rappresentano un red carpet attraverso le sale d'autunno delle foreste del parco. Itinerari preferenziali di orizzonti, fisionomie, suoni e colori che conducono al cuore del fenomeno autunnale e lasciano presagire le prime avvisaglie, nitide e schiette, dell'inverno.
Cinque percorsi autunnali nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
1. La valle dei sei aceri: la Valle Viata e il Monte Marrone (1805 m)
Lunghezza: 10 km circa
Tempo indicativo di percorrenza: 5 ore (sentieri M5-M7 PNALM)
Dislivello in salita: 800 m
Livello di difficoltà: E (escursionistico)
Punto di partenza: nei pressi Loc. Monumento (area parcheggio m 1013 s.l.m., Castelnuovo al Volturno)
La prima proposta è un transetto ideale alla scoperta dei boschi più antichi e di una grande diversità forestale. Vi troverete nel settore meridionale del PNALM dove confini amministrativi, storici, strategici e soprattutto naturali segnano il passaggio tra ambienti e culture differenti. Basti pensare che qui si incontra la linea di demarcazione della diffusione verso nord di un albero particolare, l'acero di Lobel (Acer cappadocicum subsp. lobelii) la cui eleganza - soprattutto nella leggerezza e nell’equilibrio delle forme fogliari - non finisce mai di incantare. Questa presenza è ancora più preziosa perchè fa risaltare una ricchezza dell'Europa forestale che solo qui è possibile ammirare: sei diverse specie di aceri, tutte originarie dell’Italia, in una sola valle. Una ricchezza botanica che testimonia la straordinaria varietà degli ambienti naturali dell’Italia centro-meridionale.
Al di là delle sottigliezze ecologiche, quello che il camminatore apprezzerà di questo itinerario è la ricchezza di espressioni cromatiche che un mantello così caratterizzato dagli aceri è in grado di offrire: dalle prime giornate di ottobre le gradazioni di giallo, arancio e rosso vi faranno innamorare del posto. L'ascesa poi è un susseguirsi di antichi faggi (Fagus sylvatica), ognuno diverso per forma del fusto e architettura delle chiome, finché non sarete arrivati ai pascoli sommitali e alle creste frastagliate. Qui, la vista verso l'Alto Sannio è di una bellezza quasi mitologica. Queste montagne custodiscono anche le tracce di episodi eroici della Seconda Guerra Mondiale e di esperienze di ritiro spirituale e personale, tra cui quella del pittore francese Charles Moulin, la cui capanna è ancora visitabile con una breve deviazione verso sud-est, lungo la cresta del Monte Marrone. In questo luogo, l’Autunno rivela un volto insieme europeo e italiano, in cui la ricchezza della natura si fonde con la storia e la bellezza del paesaggio. Provare per credere!
2. I Tre Confini da Canneto: la profonda valle cristallina della Dea delle acque
Lunghezza: 16 km circa
Tempo indicativo di percorrenza: 6 ore (sentiero F2)
Dislivello in salita: 600 m circa
Livello di difficoltà: E (escursionistico)
Punto di partenza: Loc. Madonna di Canneto (area parcheggio m 1010 s.l.m., Settefrati)
Se il procedere tra le quinte di una foresta è capace di alleviare le inevitabili fatiche di un'escursione, la presenza dell'acqua corrente è la musica ideale che attenua l'affanno della salita. Il Melfa, il fiume di questa valle incantata, si snoda come un lungo nastro di acque trasparenti e meditative tra i due punti ideali di inizio e fine percorso.
Potete cominciare parcheggiando al Santuario della Madonna di Canneto, edificio dalla facciata possente ed equilibrata che costituisce la cristallizzazione materiale del sentire spirituale evocato dalle acque di questo settore, così importanti per l'economia e la vita stessa delle antiche comunità. Potrete ammirare alti faggi e aceri montani (Acer pseudoplatanus) che svettano oltre i 30 metri, i tappeti di muschi e le frescure ombrose. In questa stagione, il fondo del torrente è impreziosito dal deposito di foglie color rame, soprattutto di faggio, che, per la trasparenza del velo d'acqua che le ricopre, non sembrano neanche sommerse: uno spettacolo di colori che alterna il rosso del fogliame al verde dei muschi.
La parte alta della foresta, anticamente sacra alla Dea Mefite, è interrotta da radure amene e vedute sui crinali montani fanno da spartiacque tra i versanti principali del parco. Lungo il percorso prestate attenzione, soprattutto in corrispondenza delle piccole pozzanghere e aree fangose sul sentiero, all'eventuale presenza delle orme di un orso di passaggio. Nessuna paura però, se manterrete le giuste precauzioni. L’Orso marsicano che vive in questi boschi è il più pacifico degli orsi bruni; scorgerne uno anche per pochi secondi rappresenta una delle possibilità meno probabili e più emozionanti tra quelle che quest'area è in grado di offrire.
3. I boschi della difesa a Pescasseroli, la capitale ideale della faggeta europea
Lunghezza: 6 km circa
Tempo indicativo di percorrenza: 2 ore (sentiero C2 PNALM)
Dislivello in salita: 150 m circa
Livello di difficoltà: T (turistico)
Punto di partenza: Centro Ippico Valle Cupa (area parcheggio m 1140 s.l.m., Pescasseroli)
Pescasseroli è un elegante borgo montano, sorvegliato dalle rovine fantasma di un castello che presidia l'alto corso del fiume Sangro. Il suo impianto urbanistico e le architetture che conserva da almeno otto secoli gli donano il fascino di quei luoghi che, nonostante i cambiamenti della modernità, riescono a mantenere intatta la propria identità. La sua fortuna è quella di trovarsi una conca montana, al centro del sistema interconnesso di quelle faggete che oggi costituiscono l'orgoglio forestale del parco: dalla Val Fondillo, nei pressi della vicina Opi, ai boschi della Difesa, passando per Selva Moricento fino alla faggeta vetusta della Valle Cervara, sono numerose le mete raggiungibili a piedi da chi ama camminare. In alternativa, brevi spostamenti in auto consentono di avvicinarsi ai punti di partenza dei sentieri.
In autunno, il ritmo tranquillo del paese e il tepore dei ristoranti e delle case, già riscaldate dai primi fuochi, si accompagnano ai colori dei boschi circostanti. Le loro tonalità calde avvolgono lo sguardo, mentre per le vie si diffonde il profumo del pane appena sfornato. Potete iniziare la vostra passeggiata direttamente a piedi dalla piazza di Pescasseroli, col colpo d'occhio sulle rovine delle torri di guardia, allontanandovi verso i sobborghi meridionali del paese. Qui entrerete nel paesaggio suggestivo e antico della faggeta monumentale del Bosco della Difesa, dove le amene forme degli alberi sono il risultato dell’incontro tra le caratteristiche naturali della specie, resistente all'ombreggiamento e capace di creare ambienti freschi, e la mano dell'uomo. I faggi infatti, tozzi e secolari, presentano architetture influenzate dalla pratica della capitozzatura, declinata attraverso i secoli a lasciare perlopiù forme a candelabro alternate ad altre più slanciate, favorite dal recente abbandono delle tradizionali pratiche di gestione del bosco.
Il sentiero C2 della rete escursionistica del Parco si snoda attraverso alcune delle zone più spettacolari di questa foresta, utilizzata da secoli per il pascolo brado di bovini ed equini. Ancora oggi è possibile incontrare piccoli gruppi di cavalli robusti (fate caso agli zoccoli poderosi!) adatti anche ai lavori più faticosi, come il trasporto della legna da ardere.
Quando, dalle radure più ampie ancora verdeggianti per le tiepide e umide giornate di fine stagione, lo sguardo può estendersi al contesto paesaggistico più ampio, si vedono le linee di cresta delle montagne dove si svolge la vera vita selvatica di lupi, orsi, aquile e grifoni. Sarà sufficiente all'animo ispirato anche solo immaginare questi animali nelle loro roccaforti di sempre. E quando la suggestione del paesaggio si unisce alle ombre che scendono lentamente dalle montagne e si allungano sul bosco, verrà spontaneo riguadagnare il cammino in direzione del paese per godere di una buona sosta in quei locali del centro storico che offrono ancora un ristoro di qualità.
4. Da un paese all'altro, la traversata di Terraegna da Pescasseroli a Bisegna
Lunghezza: 20 km circa
Tempo indicativo di percorrenza: 6 ore (sentieri A9-A1 PNALM)
Dislivello in salita: 650 m circa
Livello di difficoltà: E (escursionistica)
Punto di partenza: Pescasseroli (1167 m s.l.m.)
Se poi avrete voglia di immergervi nella montagna e di dimenticare, almeno per un po’, di vivere in un’epoca moderna, vi consigliamo questa traversata attraverso le estese foreste di faggio tra i territori di Pescasseroli e Bisegna. Il percorso si sviluppa soprattutto su piste forestali e carrarecce (strade sterrate tradizionalmente percorse dai carri agricoli) utilizzate per il trasporto del legname, generalmente facili da percorrere.
Il suo vero valore, soprattutto per gli appassionati di alberi, risiede nella straordinaria varietà degli ambienti forestali, utilizzati dall’uomo attraverso i secoli in diversi modi. Attraverserete i pascoli arborati più sfruttati, i lembi di piante ad alto fusto, fino a raggiungere nuclei sparsi di faggete vetuste dove persistono almeno due generazioni di alberi altrove pressoché scomparse. L'occhio critico e attento potrà decifrare fasi e modalità di sfruttamento e conservazione di una delle risorse più importanti delle comunità di montagna: il capitale legnoso.
L'area è racchiusa in una delle core area dell'orso bruno marsicano, così come al crocevia tra i territori di almeno due branchi di lupi; sui crinali si possono avvistare aquile reali o grifoni e, percorrendo i vasti pianori a prateria nel corso delle prime settimane di autunno, non sarà difficile intercettare i poderosi bramiti dei cervi maschi nel pieno della stagione riproduttiva. A metà percorso, appena dopo la Pietra del Principe (1800 m), un solido blocco lapideo marchiato con lo stemma cinquecentesco dei Piccolomini, il Rifugio di Terraegna vi offrirà un’opportunità di ristoro e, in caso di necessità (consigliamo di verificare prima la disponibilità), un'ottima occasione per godersi un pernottamento nel eavvistarne qualcuno. Il percorso riprenderà poi in discesa, con possibilità di varianti di crinale suggestive, fino a dominare da lontano la vista sull'abitato di Bisegna, un borgo fortificato situato su un terrazzamento naturale sulla Valle del Giovenco, ad oltre 1200 metri. Qui è presente un piccolo bar gestito da Antonio e da suo padre, e poco lontano potrete ammirare i magnifici affreschi nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Bisegna. Poco lontano, si trova la fermata dell'autobus che vi ricondurrà a Pescasseroli. Non dimenticate però di consultare in anticipo gli orari delle corse in modo da ottimizzare i tempi!
5. Quercus in fundo! Una mattina (quasi) senza faggi nella valle del Giovenco
Lunghezza: 11 km circa
Tempo indicativo di percorrenza: 3 ore (sentieri V3-V4 PNALM)
Dislivello in salita: 200 m circa
Livello di difficoltà: E (escursionistica)
Punto di partenza: La Sorgente (1310 m s.l.m., su SP 17, NW di Valico del Templo)
È comprensibile che, in un parco di foreste di faggio di prim'ordine, gli altri tipi di vegetazione possano rischiare di essere un pochino trascurati. In realtà, oltre alle faggete, nel parco si trovano anche meravigliose pinete autoctone (che però sono tutte in riserva integrale!) e alcuni boschetti di carpino nero (Ostrya carpinifolia). Per rompere con la piacevole monotonia delle faggete vi suggeriamo un itinerario abbastanza agevole che conduce al pianoro in cui sorge un antichissimo luogo devozionale per le genti Marse, dedicato a San Giovanni Battista.
Prima di arrivare alla fonte e alla chiesetta di piacevoli architetture sei - settecentesche si attraversano diversi boschetti di querce caducifoglie (cerri e roverelle, Quercus cerris e Q. pubescens) con alcuni sparsi esemplari di bella forma e portamento, arricchiti dalla presenza di sorbi e aceri che concorrono a restituire un'altra tavolozza di colori per l'Autunno abruzzese: variazioni di giallo ed arancio, qualche rosso più intenso a contrasto col verde scuro dei ginepri e le possibilità cromatiche molteplici delle foglioline di meli e peri selvatici. Questi ambienti sono particolarmente frequentati da cinghiali e orsi, che vi trovano cibo in abbondanza. Occhio ai segni di presenza e, soprattutto, rimanete sempre sul sentiero ufficiale.
Verso la fine dell’itinerario si raggiunge il pittoresco borgo di San Sebastiano dei Marsi, situato a circa 1.100 metri di altitudine. Il paese si sviluppa su due livelli scenografici e conserva preziose testimonianze di architettura tardo-medievale, oltre a un impianto urbanistico capace di evocare atmosfere d’altri tempi. Immerso in una valle dove gli equilibri naturali sembrano ancora intatti, il borgo rappresenta una conclusione suggestiva dell’escursione. Da qui è possibile prendere un autobus di linea per tornare al punto di partenza.