Il richiamo della foresta. Sara Neish scova un safari a sole due ore da Roma

Un’esperienza in stile europeo che difende la straordinaria ma sottovalutata natura selvaggia del vecchio continente.

Il suono viaggia fragoroso come in un flipper tra i rami degli alberi e le creste ventose. I cavalli selvatici che pascolano tra i pendii scoscesi ci fissano, sbigottiti. A dirla tutta è la prima volta che vedono un lupo che indossa una giacca The North Face e ci sono molte probabilità che il pranzo risulti loro indigesto.

“Riprodurremo la registrazione tre volte, intervallando ciascun richiamo per qualche minuto per permettere al suono di diffondersi nella valle” afferma la nostra guida Valeria Roselli, che con i suoi capelli scuri e occhi profondi avanza camminando con un passo simile a quello delle creature che stiamo cercando.

Siamo in Italia Centrale per osservare il lupo appenninico, solo una delle molte avventure possibili che portano sempre più visitatori a ritrovarsi faccia a faccia con la vera natura selvaggia. “Oggi le persone cercano le esperienze in natura sempre più vicino a casa” dice Simon Collier, che nel 2016 ha fondato European Safari Company. “Il nostro scopo è creare una connessione con la vera wilderness, per offrire l’esperienza più autentica possibile. Coinvolgente, con i bordi non troppo smussati, un po’ ruvidi.”

European Safari Company offre tours che spaziano dall’osservazione dei bisonti nei Carpazi del Sud, in Romania, alla ricerca dell’Aquila di mare Codabianca, lungo il confine tra la Polonia e la Germania e Collier crede che l’Europa possa offrire uno scrigno di biodiversità paragonabile ai safari in Africa o in India. “L’orizzonte è così vasto qui che puoi percepire pace interiore anche solo essendovi immerso. Un safari in Europa è in grado di catapultarti direttamente in una natura meravigliosa, autentica, ma ti offre anche la possibilità di visitare i centri storici, provare la cucina locale, scoprire le tradizioni. Puoi integrarti nel territorio, ciò ne determina la grande forza attrattiva”.

Non ha torto. Il nostro nido silenzioso è baciato dal sole e circondato da vette imbiancate di neve. Guardando all’esterno la valle è punteggiata di faggi e non credo ai miei occhi. Meno di tre ore fa ero immersa nel traffico infernale di motorini kamikaze, a Roma. Ora sta fiorendo un’industria multimilionaria di turismo a corto raggio, con i turisti che pagano più di 270 euro al giorno per intravedere un elusivo Orso bruno in Finlandia o un lanuginoso Gufo grigio in Svezia. “La ricchezza di biodiversità di un paese sta diventando una delle maggiori ragioni per visitarlo” dice Mei Elderadzi di Rewilding Europe, partner di European Safari Company. Non si tratta soltanto di rimanere a bocca aperta incontrando la fauna selvatica, ma anche di turismo sostenibile, una delle tendenze più diffuse di quest’anno. “La gente vuole collaborare, semplicemente” dice Elderadzi. “E’ il motivo per cui ad ogni prenotazione effettuata con Rewilding Europe, 2 euro sono devoluti direttamente a favore della conservazione della biodiversità locale. Le persone adorano l’idea di potere fare la differenza per il Pianeta attraverso la scelta del loro modo di viaggiare”.

Negli ultimi 50 anni, circa 37 specie tra mammiferi e uccelli in Europa sono stati salvaguardati, uno su tutti lo Stambecco delle Alpi con le sue corna scandalosamente stravaganti, la Lince iberica e il nostro preferito furfantello, il Lupo appenninico.

Tornando alle vette d’Abruzzo, la nostra guida Valeria Roselli ci assicura che oltre a sconvolgere la comunità locale di cavalli, l’ululato è il metodo più efficace per non perdere le tracce dei branchi di lupi che vivono quotidianamente nel territorio e che possono rispondere per affermare la loro proprietà territoriale. Sfortunatamente il vento soffia forte e cancella ogni suono, la conversazione si interrompe.

Mentre camminiamo attraverso un paesaggio stupefacente, il ghiaccio scricchiola sotto i nostri piedi, le pozzanghere congelate si incrinano al nostro peso, costeggiamo arbusti di frutti di bosco e minuscoli fiori gialli di Verbasco, soprannominati “candelabri del re” per la loro stravagante corona. Valeria ci ricorda di tenere lo sguardo vigile e le orecchie aguzze. “I lupi sono maestri di mimetismo”, sussurra “Il fatto che non si vedano non significa che non ci siano”. I ciuffi di pelo che troviamo possono essere un segno che siamo sulla buona strada. Un escremento di lupo qui, uno scheletro di cavallo ripulito come un flauto più in là. E’ come ricostruire gli indizi per risolvere un giallo e scovare l’assassino. Mettiamo che sono rimasto l’ultimo del gruppo, è improbabile che sia stato il Colonnello Mustard a farlo…

Torniamo indietro all’escremento. Quello che inizialmente poteva sembrare una pelliccia invernale abbandonata per far spazio a quella primaverile, è in realtà lo scarto di una cena gourmet a base di cinghiale. Valeria spiega che lo stomaco dei lupi è strutturato in modo da proteggerli dalla ruvidità del pelo, permettendo loro di mangiare un po’ tutto quello di cui hanno voglia. Sarei in grado di correre?

“Tutti vogliono ascoltare appassionati racconti pre-morte” dice Collier “Fortunatamente non abbiamo mai sperimentato momenti troppo vicini, se rispetti la natura difficilmente ti trovi in situazioni del genere.” Ci fermiamo a controllare le immagini scattate da una fototrappola nascosta nel tronco di un albero, osserviamo come le immagini catturate attraverso il calore assumano l’aspetto di un quadro dipinto a pennello, dai toni chiaro-scuri.

Valeria ci rivela che i lupi camminano in fila indiana in modo che quando il primo sente una traccia olfattiva, gli altri possano darsi da fare, scovando esattamente la traiettoria della loro preda. Nonostante un gran numero di tracce promettenti questi lupi sono andati in bianco. “Dormono durante il giorno, nascosti nelle zone più rocciose delle montagne, per stare caldi, dato che le rocce assorbono e rilasciano il calore del sole”, afferma la nostra guida.

Una recente nevicata imbianca il centro di Pescasseroli

Ci avvantaggiamo lasciandoci cullare dall’ondulio del pick-up 4×4, giù, verso Pescasseroli, per scoprire di una regione la cui storia è aggrovigliata a quella del lupo. I circa 2000 o più abitanti che vivono davanti ai portoni variopinti sono così ibridati coi lupi che sembrano la loro copia a carbone.

Il cane-lupo cecoslovacco è un incrocio fra l’Alsaziano e il lupo Europeo, ha ammalianti occhi gialli e scattanti muscoli che fremono per scattare sotto una folta pelliccia grigia. Ok, non abbiamo ancora visto il vero lupo, ma questo è sicuramente il più simile. Passeggiamo per i vicoli stretti del centro abitato con uno di questi amici dai denti aguzzi che ci trotterella alla calcagna. E’ scioccante venire a sapere che qui, solo 50 anni fa, la propaganda anti lupo riempiva le pagine dei giornali locali con immagini raffiguranti lupi immaginari che sbranavano bambini e soldati.

La propaganda anti lupo era florida, dato che presenza del predatore era una minaccia per la pastorizia, la principale forma di reddito locale. L’allarmismo raggiunse livelli tali per cui si inventarono una nuova professione, il “luparo”. Gli eccezionali cacciatori di lupi furono addirittura i meglio pagati e più rispettati lavoratori della zona. I bambini crescevano con il desiderio di raggiungere i loro ranghi e, come in un macabro rituale, celebrare il corpo trivellato di colpi riunendosi in piazza ed esponendo il cadavere. Negli anni 70 la popolazione dei lupi italiani diminuì fino a toccare i 100 esemplari. Oggi le amministrazioni locali stanno cercando di rettificare gli errori compiuti in passato, educando le persone a proposito dell’intelligenza e della natura gentile del lupo, diventando il loro più grande difensore.

Le amministrazioni finanziano recinti elettrificati alimentati ad energia solare per aiutare gli allevatori locali per mettere al sicuro i capi di bestiame e risarciscono ogni capo predato, per rafforzare la relazione uomo-lupo e la sua salvaguardia. Sta funzionando. “Ho perso solo una pecora quest’anno, non comparabile a dieci anni fa quando ne perdevo 10 al mese” afferma il terzo di una generazione di pastori, Claudio Di Domenico. “Certo, il risarcimento è una sorta di contentino, ma ho ottenuto i soldi nell’arco di sei mesi e stanno facendo di tutto per ridurre i tempi di attesa”. Che dire del predatore che scorrazzava con la sua pecora in bocca? “Non odio il lupo. Noi condividiamo l’habitat, è mia responsabilità mettere al sicuro i miei animali e prendere tutte le precauzioni possibili. Loro si comportano come dovrebbero, naturalmente. Non sono molto contento nemmeno quando i cervi saltano la recinzione e brucano l’erba dal mio cortile.”

Siamo lontani anni luce dal vecchio metodo di Maria Saltarelli Pagnani, la raggiante 70 enne proprietaria del ristornate Il Picchio di Pescasseroli che racconta attorno ad una tavola imbandita di croccanti zucchine fritte, una mousse di ricotta decorata con il miele e un bel pezzo di pane cotto in casa, con un cuore di orapi e fagioli. “Ora, se vedo un lupo, è una meravigliosa esperienza ma sicuramente non l’avrei pensato se mi fosse capitato mentre lavoravo nei campi con mio marito fuori, nella nostra fattoria.”

Più tardi, nell’accogliente Villino Quintiliani, lamentiamo il fallimento dei nostri tentati avvistamenti, davanti a un buon bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo, quando il proprietario irrompe nelle nostra conversazione dicendo che un lupo gli ha sfacciatamente appena attraversato la strada. Ci mostra l’immagine sul cellulare. “E’ così che vanno le cose” ride Valeria. “A volte passi tutti il giorno cercandoli e poi uno ti appare improvvisamente mentre meno te lo aspetti”.

Fortunatamente, non dobbiamo aspettare a lungo per il nostro personale incontro. Il mattino dopo, inforchiamo le nostre ciaspole per raggiungere in rifugio nel bosco. È la nostra ultima possibilità per incrociare il suo sguardo. Siamo avvolti da un silenzio assordante, tutti i rumori sono attutiti da una coltre di neve che ricopre tutto, osserviamo con il binocolo. Una volpe sfreccia verso un albero e improvvisamente, un lupo solitario compare dal nulla, con un pezzo di carne che pende dalle sue fauci. Lo sputa senza troppi convenevoli sul terreno e afferrandola con le zampe, lo fa a brandelli. Il colore nero e marrone del mantello rivela che è un adulto, i giovani sono grigi, la sua coda eretta ci comunica “Io sono il re!” ci dice Valeria.

Dopo aver divorato il resto del suo pranzo, alza lo sguardo e mostra il petto soddisfatto. “Ogni volta che ne vedi uno è una esperienza diversa, una diversa emozione” afferma. “E’ un privilegio raro poter osservare un animale così elusivo nel suo habitat naturale, specialmente se è così radicato nel nostro territorio”. Stasera abbiamo molto da festeggiare, così ci sediamo per imparare ad ammassare la pasta e per arrostire le patate nella brace del camino. Rimboccando le coperte alla nostra festa a lume di candela, un pensiero agghiacciante mi pervade: e se ci mettessero all’ingrasso per darci in pasto ai loro amati lupi? Fuori, un ululato profondo, lungo, trafigge la notte scura e non sembra un’idea così balorda.

“I lupi sono maestri di mimetismo. Solo perché non riusciamo a vederli non significa che non ci siano”

Estratto dall’articolo di EasyJet Inflight Magazine, a cura di Sarah Neish
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